Impatto ambientale
Per una corretta gestione dei rifiuti elettronici
Milioni
di vecchi apparecchi in Nordamerica ed Europa potrebbero raddoppiare la
loro vita media, ora di soli 3-4 anni, con l’uso in scuole e piccoli
uffici in Africa, Sudamerica e Asia
Circa 230 milioni di computer, un miliardo di
telefoni cellulari, 45,5 milioni di televisori: queste le cifre del
mercato dell’elettronica di consumo riferite al 2006. Sono dati che
obbligano tutte le nazioni del mondo ad attuare serie politiche per la
definizione di standard internazionali per l'utilizzo e lo smaltimento
dei rifiuti, come sottolinea un rapporto della
Solving the E-Waste Problem
(StEP), un'associazione con sede a Bonn, in Germania, che annovera tra
i suoi membri decisori politici, rappresentanti del mondo
dell’industria e delle Università
Rendendo disponibili in tutto
il mondo le appropriate tecnologie e i corretti protocolli di gestione,
infatti, si potrebbe estendere notevolemente la vita media di molti
apparecchi, nonché riutilizzare i metalli nobili e altri componenti di
valore che contengono.
"Il rapido tasso delle innovazioni e
delle sostituzioni, unito alla transizione verso più nuove tecnologie
digitali e televisori e monitor piatti, sta ponendo un serio problema
che impone la collaborazione tra le nazioni per arrivare a una vera
soluzione dello smalitmento dei rifiuti elettronici”, ha spiegato
Ruediger Kuehr della United Nations University, segretario esecutivo di
StEP.
“Milioni di vecchi apparecchi nel Nordamerica e in
Europa potrebbero facilmente raddoppiare la loro vita media, che è
attualmente di soli tre/quattro anni, con l’utilizzazione in scuole e
piccoli uffici in tutta l’Africa, in Sudamerica e in Asia”, ha
proseguito Ramzy Kahhat, del Center for Earth Systems Engineering and
Management della
Arizona State University.
"Un vecchio computer con processore Pentium II e con un sistema
operativo open-source come Linux può funzionare più rapidamente di
alcuni dei più recenti calcolatori che vediamo sugli scaffali dei
negozi e dei megastore".
Nel 2008, un approfondito studio di
Kahhat condotto in Perù ha mostrato che più dell'85 per cento dei
computer usati importati da questo paese sono ritornati a funzionare.
Questo record è in contrasto con le allarmanti statistiche riguardanti
Nigeria, Pakistan e Ghana, in cui circa l'80 per cento degli aparecchi
importati e classificati come riutilizzabili vengono semplicemente
demoliti.
Anche i dati che riguardando lo smaltimento inducono a
riflettere. Una tonnellata di telefoni cellulari, per esempio, ovvero
circa 6000 apparecchi, contiene circa 3,5 chilogrammi di argento, 340
grammi di oro, 140 grammi di palladio e 130 chilogrammi di rame,
secondo le stime della StEP. La batteria di un tipico telefono
cellulare contiene circa 3,5 grammi di rame.
I recupero di
questi materiali con i più recenti processi genera solo una piccola
frazione delle emisisoni di CO2, della degradazione del suolo e delle
emisisoni nocive connesse alla loro estrazione.
Il recupero
di 10 chilogrammi di alluminio, per esempio, utilizza meno del 10 per
cento dell'energia richiesta per la produzione primaria, evitando la
produzione di 13 chilogrammi di bauxite, 20 chilogrammi di CO2 e 0,11
chilogrammi di emissioni di biossido di zolfo, oltre a quella di altre
sostanze nocive. (fc)
Link: Le Scienze.